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Che cos'è la comunicazione

Il concetto di comunicazione nella storia

Al concetto di “comunicazione” sono state date diverse definizioni negli anni, in quanto tale concetto è stato oggetto di studi di molte discipline. E nonostante ciò, ad oggi, gli studiosi non hanno ancora trovato una definizione precisa ed universale a tale concetto. Inizialmente la comunicazione veniva considerata come una “trasmissione di informazioni”. Questa visione è oggi conosciuta come “teoria matematica della comunicazione” o “teoria dell’informazione” (Shannon e Weaver nel 1949). Questa evidenziava le strategie migliori affinché anche in presenza di rumore il messaggio si trasmettesse integro dalla sorgente al destinatario, attraverso una serie di elementi (Paccagnella, 2010) come:

• la scelta del canale di comunicazione meno soggetto al rumore e con maggiore larghezza di banda; 

• la scelta di un codice condiviso e robusto;

• la codificazione del messaggio che prevede ripetizioni e sistemi di controllo e verifica continui in grado di mantenere integro il messaggio.

Tuttavia, nonostante questo modello sia stato un elemento di fondamentale importanza per diversi anni, ci si è resi conto che esso non si prestava a comprendere i complicati processi comunicativi umani, in quanto il suo concetto si sofferma solamente sulla ricerca della costruzione di una codifica valida, ignorando le possibili interpretazioni umane della stessa, che a volte possono rivelarsi difformi. 

Perciò, dalla fine del secolo scorso, i modelli semiotici concepiscono la comunicazione non più come un processo di trasferimento, ma bensì come un processo di trasformazione, dove i problemi comunicativi come le incomprensioni e le difformità interpretative non sono viste come una codifica errata, ma piuttosto come “un’eveniente possibilità di ogni comunicazione umana che, in quanto trasformazione, è sempre imperfetta e imprevedibile” (Eco e Fabbri, anno 1978).

Affrontando il problema della comunicazione umana, nel corso degli anni, si è cominciato a considerare altri aspetti della comunicazione, come l’intenzionalità. Negli anni Sessanta, la Scuola di Palo Alto ha affermato che qualsiasi comportamento è comunicazione, anche quando non si vuole comunicare (Paccagnella, 2010).

“… si mostrerà inevitabilmente indifferenza verso gli sconosciuti vicini di posto di un treno… anche nelle circostanze in cui non si vuole comunicare, il nostro comportamento parlerà per noi più di quanto vorremmo: un rossore sul viso, una postura tesa, un sospiro, sono tutte forme di comunicazione” (Paccagnella, 2010).

Da ciò ne deriva il primo assioma della Scuola di Palo Alto: “è impossibile non comunicare” (Watzlawick, 1971). L’assioma afferma che qualsiasi comportamento è una forma di comunicazione, anche un semplice silenzio è comunicazione.

Dopo diversi studi lo psicologo Luigi Anolli (2002) definisce, infine, la parola “comunicazione” come “uno scambio interattivo osservabile tra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione”. Secondo la definizione, egli stesso precisa che la comunicazione esige la presenza dell’intenzionalità e che proprio quest’ultima separa i concetti di informazione e comunicazione. Inoltre, secondo l’autore, per poter esserci comunicazione è essenziale che ci sia consapevolezza, in quanto la comunicazione richiede uno scambio consapevole e intenzionale di tutti i partecipanti (Anolli, 2002).

Definire, dunque, la comunicazione, si rivela una questione difficile a causa delle diverse prospettive di studio delle varie discipline che hanno provato ad affrontare questo tema quali la sociologia, la psicologia, la filosofia, la matematica ecc. 

Si è parlato, inoltre, di un’eccedenza di definizioni (Morcellini e Fatelli, 1994) che ha complicato ancor di più lo studio della comunicazione (Paccagnella, 2010). In ambito sociologico, Paccagnella definisce la comunicazione come “un processo di costruzione collettiva e condivisa del significato, processo dotato di livelli diversi di formalizzazione, consapevolezza e intenzionalità”. Ma, guardando ad oggi la definizione data dal vocabolario Treccani, si legge che il termine “comunicare” deriva dal latino “communicare”, derivato di “communis”, ovvero rendere comune, far conoscere, far sapere (Treccani). 

Comunicare significa, quindi, adottare una rete di scambi (informazioni, contenuti, relazioni sociali, emozioni) che coinvolgono ogni essere vivente e che incrementano la conoscenza comune. 

Ma quale impatto può avere la comunicazione su di noi?

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